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Musica, cibo e cittadinanza per la festa finale di "Dicono di me... ma sarà vero?"

Sabato 17 marzo a Baricella in via Europa 3 avrà luogo la festa finale del progetto “Dicono di me ma Sarà Vero” finanziato dall’Agenzia Nazionale Giovani, nell’ambito del programma Gioventù in Azione.

Il progetto si è svolto tra Castenaso, Budrio e San Pietro in Casale e ha visto la realizzazione di tre laboratori creativi e gratuiti, scrittura, teatro e web-radio, rivolti a giovani del territorio dai quattordici anni in su, con l’obiettivo di esaminare i concetti di stereotipo, discriminazione, etichettamento e pregiudizio a partire dall’esperienza delle partecipanti, ragazze di origine straniera.  Tramite i lavori si è approfondito anche il tema del diritto di cittadinanza ai giovani di seconda generazione, analizzando la legislazione Italiana in tal senso e le ristrettezze che impone a chi nasce e/o cresce in Italia da genitori non Italiani.

Questo il programma:

17:00 - Saluti

17:30 - Lettura testi dall’Atelier di Scrittura Creativa  e SpettacoloTeatrale

19.30 - Lubna Ammoune blogger di II generazione e membro della redazione “Yalla Italia”.

Segue Apericena con le registrazioni del laboratorio radiofonico curato da Radionebbia.

21.00 - Concerto dal vivo dei Mala Agapi.

In allegato il volantino dell’iniziativa.

Spaghetti, parole e... fantasia

Prende il via martedì 6 dicembre "Spaghetti, Parole e...Fantasia", il ciclo di presentazioni di libri per una dieta a base di letture.

Il primo incontro si svolgerà a Pieve di Cento, presso il Centro sociale, in via Luciano Campanini 27; si partirà alle 19.30, con la spaghettata, per proseguire alle 20.30 con la presentazione del libro: "Le mafie nel pallone. Storie di criminalità e corruzione nel gioco più truccato al mondo. Potenza Calcio: il caso limite", di Daniele Poto. L'autore, che parteciperà all'incontro, ha affrontato i temi del riciclaggio di soldi mediante le sponsorizzazioni, delle partite truccate, delle scommesse clandestine, di presidenti prestanome, del grande affare degli ultrà e delle scuole di calcio. Secondo Poto, il mondo del calcio è fortemente colluso con le mafie: sono oltre 30 i clan coinvolti e il fenomeno è diffuso sia al centro-sud che al nord d'Italia.

Leggi tutto: Spaghetti, parole e... fantasia

“La fine del mondo storto”: la decrescita forzata secondo Mauro Corona

“Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica“.

È da questo scenario apocalittico che prende le mosse “La fine del mondo storto“, il romanzo di Mauro Corona, edito da Bruno Mondadori.
Il celebre boscaiolo, scultore e alpinista si proietta in un futuro non troppo lontano, un futuro in cui è già stato superato il picco del petrolio e i carburanti di origine fossile sono esauriti.

Lo scrittore, allora, immagina quello che potrebbe succedere, dal momento che la vita e l’economia del mondo si reggono interamente sullo sfruttamento di quelle risorse. Dal riscaldamento ai trasporti, dalla produzione alimentare alle attività industriali, oggi sembra scontato e naturale che tutto debba funzionare solo grazie a fonti energetiche non rinnovabili.
Corona fa coincidere l’esaurimento di queste fonti con la stagione invernale e questo scatena il cataclisma.
Trovatasi senza riscaldamento e senza scorte alimentari, la popolazione mondiale comincia a morire e nel giro di pochi mesi l’umanità si decima. Salta l’ordine costituito, saltano governi, leggi e regolamenti. Quel che resta è solo la lotta per la sopravvivenza ad una sciagura che, sottolinea l’autore, non è una punizione divina, ma il frutto dell’imbecillità umana.

A causa di questa decrescita forzata e per nulla felice, l’essere umano inizia a comprendere quali sono stati i suoi errori, come sia stato stupido rincorrere solo la tecnologia dimenticandosi della natura, quanto il sapere filosofico, culturale e artistico non siano affatto più importanti e nobili della manualità e delle conoscenze agricole.
Questa riflessione coatta, questa revisione radicale e necessaria degli stili di vita e del modello sociale, “aiutate” dall’immane tragedia, finiscono per creare una società migliore, a tratti ideale. Una società anarchica, autoregolamentata e cooperativa, in cui la miseria ha cancellato le ingiustizie e le diseguaglianze e tutti si battono per un obiettivo comune.
Così l’uomo torna ad imparare antichi mestieri che nella società opulenta guardava sprezzante. Si torna a coltivare la terra, anche il più piccolo fazzoletto di terra presente nelle città, si torna ad allevare gli animali e a costruire oggetti davvero utili alla sopravvivenza.
Corona sottolinea come questa “via di fuga” sia possibile solo grazie alla resistenza di contadini, allevatori e artigiani di montagna e di campagna, che hanno preservato conoscenze e capacità nonostante la ghettizzazione delle città, troppo indaffarate a “svilupparsi” e ad inseguire il lusso e mille futilità.

Così la primavera e l’estate di una nuova umanità sembrano aver cambiato e pulito il mondo, ma sul finale l’autore mostra una visione pesantemente pessimistica, legata all’indole dell’essere umano. Questi, infatti, appena ha l’occasione di accumulare un po’ di ricchezza in più rispetto al vicino, farà di tutto per esercitare il proprio potere e, quindi, gettare le basi per la nascita di un nuovo mondo storto.

La lettura del romanzo scorre veloce e appassionata e, anche se lo stile di scrittura è semplice e a tratti rozzo, la forza di interesse suscitata dalla storia porta a divorare le 160 pagine del libro in poche ore.
Il romanzo, inoltre, offre molti spunti di riflessione anche a chi non mastica quotidianamente questi temi e, nel corso della narrazione, l’autore coglie l’occasione per sottolineare i difetti di diverse figure, politici, giornalisti, critici letterari e vegetariani. Corona si spinge anche nella pericolosa apologia di figure come i bracconieri che stonano un po’ nel contesto, ma che raccontano molto della vita dell’autore.